Sette giorni di cammino nel Parco del sud ovest alentejano seguendo il Sentiero dei Pescatori e il cammino storico della Grande Rota che attraversano la Costa Vicentina da Santiago do Cacem fino a Sagres.
Da Porto Covo, borgo di pescatori dalle basse case bianche, cominceremo il nostro viaggio verso Sud, lasciandoci alle spalle fortezze e poetiche isole abbandonate.
Il paesaggio si rivelerà poco a poco, dapprima innalzandosi con cautela in scogliere altissime con fari a picco sull’oceano, poi presentandoci piccole spiagge preziose e incontaminate.
Ci sorprenderà, ogni tanto, il nido di una cicogna bianca, resistente ai forti venti, in stabile equilibrio sui picchi rocciosi.
Qui l’estuario di un fiume, là un porto naturale per barche coraggiose, rifugio nei giorni di tempesta. Un territorio rurale, dove le campagne si gettano tra le onde e dove la gente ha il viso profondamente solcato da una vita passata tra vento e sale, un po’ contadini un po’ pescatori. Si arrischiano con i loro mocassini e la gerla, si arrampicano e si calano con vecchie funi di canapa, proprio là dove sanno esserci un punto pescoso: ti dicono che è quello, ciò che loro sanno fare.
Attorno a noi campagne verdi incise da canali di irrigazione, pascoli e piccoli villaggi radunati sotto ai mulini a vento.
Passata Carrapateira ci coglierà la dolcezza rilassante del Sud: morbide dune, spiagge interminabili su cui si riversano le grandi onde che i minuscoli surfisti cercano di cavalcare. La macchia mediterranea qui fiorisce e le sabbie sono gialle, poi rosse, poi verdi e dorate.
Infine arriveremo in Algarve a Cabo de S. Vicente, punto più a sud del Portogallo, vero e proprio finis terrae conosciuto già dai romani come Promontorio Sacro.
Dormiremo in piccole pensioni a contatto con le realtà più locali e genuine. Conosceremo la cucina portoghese più casalinga, con le sue mescolanze tra terra e mare, e i suoi dolci a base di tuorlo d’uovo,
mandorle e cannella, che ci rimandano alle monache che inamidavano gli abiti con l’albume e rivaleggiavano tra conventi a suon di pasticcini d’un colore giallo intenso.
Per conoscere quel Portogallo autentico e forse un po’ rude, in cui convivono la forza impetuosa dell’oceano e la luminosità di una terra dove il tempo segue l’orologio del sole.
impatto human
La Rota Vicentina attraversa una delle più belle e preservate zone costiere dell’Europa meridionale, poco alterata, selvaggia, rurale, autentica. Spesso viene confusa con un itinerario dalle origine storiche affine a quelli giacobei, quando invece nasce solo nel 2012. Ed è qui che ci stupisce, mostrandoci il suo vero valore: è un progetto nato dal basso, voluto da una rete di realtà pubbliche e private per valorizzare il territorio nella maniera più sostenibile e meno impattante possibile. In che modo? Ovviamente attraversandolo a piedi, recuperando sentieri già esistenti e scegliendo un turismo che comprenda il valore della natura e che possa sostenere le piccole realtà locali tutto l’anno.
L’impatto umano consiste proprio nel percepire questo impatto da viaggiatori su di un paesaggio e su di una popolazione fortemente uniti. Essere accompagnati da una guida che ha un profondo legame con il territorio -da più di 10 anni- permetterà di apprezzare maggiormente l’incontro, qui dove si vive ancora lontani dalla frenesia.
La condivisione di più giorni di trekking, poi, rafforzerà il rapporto tra i membri del gruppo, creando una realtà affiatata che affronta insieme le avventure e le meraviglie del cammino.




